L'Aquila, perdonanza celestiniana, discorso apertura del sindaco

Nonostante la pioggia che ha caratterizzato la serata, si è aperta ufficialmente la 731ª Perdonanza Celestiniana, patrimonio culturale immateriale dell’Umanità Unesco dal 2019 e segno identitario della città dell’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026.
Il Fuoco del Morrone, partito dall’Eremo di Sant’Onofrio, ha fatto ritorno dopo 17 anni a Piazza Palazzo, cuore della municipalità aquilana, dove il tedoforo ha consegnato la fiaccola al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. È stato lo stesso primo cittadino ad accendere il Tripode della Pace e, con la formula di rito, a dichiarare aperta la 731ª edizione della Perdonanza Celestiniana.
Un momento particolarmente toccante è stato l’intervento di Floro Panti, che ha ricordato con commozione la figura di padre Quirino Salomone, recentemente scomparso, ringraziandolo per aver custodito e tramandato con dedizione il significato autentico del Fuoco del Morrone.
Hanno preso la parola brevemente il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, per un saluto istituzionale rivolto alla città.
Il programma della cerimonia ha subito alcune modifiche: non è stata letta la tradizionale pergamena della Perdonanza, mentre la parte musicale ha mantenuto intatto il suo fascino evocativo con l’esecuzione delle Laudi celestiniane, tra cui il celebre canto quattrocentesco “O Aquilani, assay obligati sete”.
Piazza Palazzo, rinnovata e gremita nonostante il maltempo, ha restituito l’immagine di una comunità viva, coesa e capace di riconoscersi nella sua storia millenaria.

731esima Perdonanza Celestiniana discorso di apertura del sindaco – L’Aquila, 23 agosto 2025

Care Aquilane, cari Aquilani,
autorità civili, religiose e militari, ospiti tutti,

L’amore di Papa Celestino V per gli aquilani e la sua considerazione per la municipalità, trovano nella Bolla del Perdono una magnifica e edificante esemplificazione.
Mentre, l’affettuosa devozione degli aquilani e il rispetto della municipalità per Celestino, rivelano nel “fuoco del Morrone” una felice tradizione.
Un evento potente l’arrivo del “Fuoco del Morrone”, che oggi torna a svolgersi nel luogo per eccellenza della municipalità, rappresentazione di quella laicità che Celestino scelse per proteggere la sua Bolla dalle tensioni e contrapposizioni che in quel periodo condizionavano le dinamiche tra i porporati.
Una scelta la sua che, da 731 anni, esalta il nostro essere comunità di cittadini che guardano alla Chiesa con rinnovata fede, grazie anche all’impegno pastorale di pontefici come Francesco - il primo Papa della storia ad aprire la Porta Santa di Collemaggio - che ha elevato la nostra città a capitale del perdono e della pace.
O come Leone XIV che - in continuità evangelica con il suo predecessore - accogliendo a Tor Vergata i “papaboys” in occasione del loro Giubileo, li ha incoraggiati a essere portatori di speranza, rivolgendo poi un pensiero, che sa di invocazione a Dio, per i giovani di Gaza e dell’Ucraina.
Una invocazione che abbraccia anche quei bambini ucraini dalle identità cancellate, deportati in Russia e Bielorussia e i bambini di Gaza per i quali l’Italia è in prima fila per accogliere e curare quelli malati o “oltraggiati” nel fisico dalle armi.
Una delle opere più significative del Novecento, La Crocifissione bianca di Marc Chagall, dipinto prediletto da Papa Francesco, è un messaggio di speranza e di denuncia contro la violenza e l’odio.
Chagall combina nel suo capolavoro il simbolismo cristiano con quello ebraico, per raccontare le atrocità della guerra.
È una denuncia contro l’odio etnico e religioso, un gesto artistico di grande impatto emotivo che stimola riflessioni profonde sul passato, ma anche sul futuro dell’umanità.
Il passo indietro di Celestino V, il suo spogliarsi dei segni del potere - anello, tiara e mantello - per indossare il bianco saio e la nera cocolla del frate, ci racconta l’ultimo atto di un’avventura, quella del povero cristiano, sconfitto dal tempo umano, non interessato alle lusinghe del potere, perché la sua comprensione per gli ultimi, la sua ricchezza umana, la sua umiltà e generosità sono state tali da farne un incontaminato esempio di compiuta spiritualità, per la Storia una personalità portatore di valori.
Una Storia, che parla troppo spesso di re, imperatori, dittatori, di predatori di terre sovrane, di sterminatori di vite innocenti, di distruttori seriali.
Papa Giovanni XXIII con la sua enciclica Pacem in terris segna un momento di maggiore chiarezza e sistematicità nel trattare il tema, aprendo la strada a un impegno sempre più forte e diffuso.
E L’Aquila, capitale della cultura 2026, vede nel messaggio di pace tanto caro a Celestino e a San Francesco - che ha ispirato il magistero dei pontefici del Novecento e del primo scorcio del Duemila - una urgenza di direzione e speranza.
Una urgenza nel dare corpo e visione alla “cordata” delle zone interne, composta dal comune di Rieti e dai comuni del cratere sismico, coinvolti con L’Aquila a fare dell’evento del 2026 l’occasione per un rinascimento culturale stimolato dalla passione per il proprio territorio e sostenuto dalla volontà di rinnovarsi e crescere.
Il nostro essere capitale della cultura ci dà grande consapevolezza rispetto ad un mondo in continua trasformazione, forti dei nostri capisaldi di scienza, conoscenza e sapere.
Per questo si guarda a quella che alcuni chiamano la quarta rivoluzione epocale, l’Intelligenza Artificiale, come ad un’opportunità da governare con visione e sensibilità, anche nel nostro piccolo mondo delle aree interne.
Nel nostro lontano passato, chi sapeva lavorare le pietre dominava il mondo e oggi - in una sorta di ritorno al futuro, di ritorno all’età della pietra - chi possiede materie prime possiede il mondo.
Eppure, nonostante il cielo sia ormai un’enorme costellazione di satelliti artificiali e di stazioni spaziali, forti di quello slancio mistico tanto caro a Celestino e che di anno in anno ricordiamo e al quale ci aggrappiamo con la speranza testarda della fede, riusciamo a scorgere in quello stesso cielo la luce di una stella divina.
L’IA faciliterà molte attività, rendendo semplice il complesso, ma certo non potrà mai riprodurre l’anima dell’uomo.
Il giorno della fine non ti servirà l’inglese ci ricorda Battiato ne Il Re del Mondo, come non servirà l’IA che, come dice Pietrangelo Buttafuoco, non ha regole, né teme Dio.
Ma è anche vero che nel momento del dolore, della vita che finisce nessuna tecnologia potrà competere con la nostra esigenza di assoluto, di eterno, di Dio, comunque un Dio!
La Bolla di Celestino, ci ricorda la nostra umanità, ci ricorda l’importanza della fede nella nostra vita, ci ricorda l’avvento di Gesù quale legame tra il terrestre e il divino, ci consegna il volto umano di Dio, attraverso il passaggio dall’intangibile al corpo di Cristo.
Celestino ci sostiene in questa nuova sfida epocale quanto affascinante, fatta di algoritmi e preghiere.
La Perdonanza è l’essenza stessa della preghiera, è il sacro viatico per la Pace, è la forza che non farà indietreggiare l’uomo rispetto alle macchine, è il “chip” d’amore che ci condurrà verso un umanesimo 3.0.
Un nuovo umanesimo, sintesi tra ragione, scienza, arte e spiritualità per navigare con amore sapiente nell’oceano della contemporaneità.

  • nel nome di San Pietro Celestino e di San Francesco
  • con l’intercessione della Vergine Maria,
  • nell’ascolto degli ultimi,
  • nel ricordo delle vittime del 6 aprile 2009,
  • con il pensiero commosso rivolto alle popolazioni devastate dalla guerra,
  • invocando Dio perché illumini i potenti del mondo a trovare un accordo per la pace,
  • nel nome della nostra città rinata, delle aree interne e del futuro che costruiremo insieme,
  • grati per il dono unico e prezioso della Bolla del Perdono,

Dichiaro aperta la 731° Perdonanza Celestiniana.